Partito di Alternativa Comunista

Brasile. Dopo il 29 maggio, continuare la lotta fino a sconfiggere Bolsonaro!

Brasile.

Dopo il 29 maggio, continuare la lotta fino a sconfiggere Bolsonaro!

 

del Pstu Brasile

 

Pubblichiamo un articolo sulle grandi mobilitazioni contro il governo genocida di Bolsonaro che stanno attraversando il Brasile in questi giorni. Si tratta di un articolo del Pstu, la sezione brasiliana della nostra organizzazione internazionale (Lit-Quarta Internazionale). Il Pstu, in prima fila nelle grandi mobilitazioni del 29 maggio, è stato tra i principali promotori di quella giornata di lotta. Ora sta costruendo - insieme con tante altre organizzazioni della sinistra di classe brasiliana e del sindacalismo combattivo (tra cui la Csp-Conlutas) riunite nella «campagna via Bolsonaro» - una nuova giornata di mobilitazione per il 19 giugno (FS).

 

Il 29 maggio è stata la più grande giornata di mobilitazione contro il governo Bolsonaro e la sua politica genocida dagli inizi della pandemia. Tutte le principali città del Brasile sono state attraversate da grandi manifestazioni che hanno visto la partecipazione di centinaia di migliaia di persone.
Oltre alle gigantesche manifestazioni che hanno inondato praticamente tutte le capitali degli Stati del Brasile, si sono registrate proteste in oltre 200 città del Paese, dimostrando una grande diffusione del movimento anche nelle zone più interne. In tutto il Paese sono scese in piazza centinaia di migliaia di persone nonostante la pandemia: tutto ciò è espressione della determinazione e del successo di un ampio settore di attivisti che hanno fatto pressioni per promuovere una forte mobilitazione contro il genocidio di cui sono responsabili il governo Bolsonaro e il suo entourage di golpisti, negazionisti e nostalgici della dittatura.
Il vento che soffia in Paraguay, Cile, Stati Uniti e Colombia, unito all’indignazione contro il governo Bolsonaro e la sua politica genocida, così come lo scontento di tanti di dover attendere il 2022 per sperare di veder migliorare le cose, hanno fatto sì che un ampio settore di attivisti abbiano fatto pressioni sulle direzioni delle principali organizzazioni per convocare, in modo unitario, la giornata del 29 maggio (29M). Le manifestazioni hanno visto scendere in strada, in tutto il Paese, un’ampia avanguardia, a sua volta appoggiata e sostenuta dalle larghe masse.
Una giornata di lotta che ha dato voce a una comune indignazione e a un comune senso di ribellione nei confronti del governo, in stretta continuità con la protesta rumorosa dello scorso marzo, organizzata con cacerolazos (una forma di protesta diffusa in America Latina, consistente nel battere pentole, in questo caso dalle abitazioni, ndt) e post sui social, non essendoci allora le condizioni per dare altra espressione al malessere.
Queste le rivendicazioni della protesta: via Bolsonaro, vaccini subito, sussidi di emergenza. Oltre alla forte presenza di settori organizzati, partiti di sinistra, movimenti sociali, realtà studentesche e popolari, organizzazioni sindacali, collettivi di neri, di donne e di altri settori oppressi, di indigeni, ecc, c’è stata una importante partecipazione di attivisti non organizzati, in gran parte giovani lavoratori precari, studenti – in particolare i giovani delle università e delle periferie – non legati a nessuna organizzazione ma ben organizzati con cori e cartelli scritti a mano. Molti di loro hanno scritto i nomi di padri, madri, fratelli e amici morti per la pandemia. Nelle grandi manifestazioni delle capitali degli Stati, come a San Paolo, questo settore era largamente maggioritario.
L’utilizzo da parte di tutti delle mascherine ha segnato anche visivamente la differenza rispetto alle manifestazioni della morte promosse da Bolsonaro (manifestazioni negazioniste e no mask, ndt), così come l’esplicita presa di posizione da parte delle persone più a rischio di restare in casa e protestare solo sui social (1).
Il 29M ha rappresentato un’importante sconfitta per il governo Bolsonaro. Dimostra che oggi non ha più la maggioranza nel Paese e che cresce sempre più l’indignazione verso il suo governo. Le manifestazioni dimostrano anche che, se non fosse stato per la pandemia, sicuramente avremmo avuto da tempo proteste di massa contro il governo. Dimostrano che c’è la capacità di lottare dal basso e che è necessario organizzare la base, fare pressioni per continuare con le mobilitazioni, promuovere uno sciopero generale a difesa della salute che cacci una volta per tutte questo governo, dando un colpo mortale a quelli che sono i suoi principali sostenitori: il capitale, i capitalisti e i loro rappresentanti.

 

Via subito Bolsonaro e Mourão!

La giornata del 29M è stata decisa durante il «Terzo incontro nazionale delle organizzazioni di lotta popolare» che ha riunito lo scorso 11 marzo un ampio spettro di forze e organizzazioni di opposizione. Sotto la pressione della loro base, le direzioni dei principali partiti e delle principali organizzazioni sono state costrette a convocare in modo unitario questa mobilitazione. Al contrario di ciò che molti dirigenti hanno sempre affermato, il 29M ha mostrato che la classe lavoratrice non è stata sconfitta e che, al contrario, c’è nella base una grande disponibilità alla lotta e una sempre maggiore radicalizzazione.
Come hanno detto fin dall’inizio della pandemia il Pstu e organizzazioni sindacali come la Csp-Conlutas, questo appello alla lotta ha dimostrato l’importanza di un’ampia unità d’azione per cacciare il governo genocida di Bolsonaro, condizione necessaria per interrompere il genocidio in corso e far fronte alla grave crisi sociale che vede un aggravarsi della fame, della miseria e della disoccupazione. Dimostra anche qual è l’unica strada da percorrere per sconfiggere Bolsonaro e la sua politica genocida di guerra sociale contro i lavoratori e i più poveri: è l’azione diretta e non, viceversa, come propone l’ala maggioritaria delle attuali direzioni, aspettare che porti avanti la sua politica criminale fino al 2022 (anno in cui sono previste nuove elezioni presidenziali, ndt). Coloro che difendono una politica attendista sono quegli stessi dirigenti che pensano solo alle elezioni dell’anno prossimo e che pongono al centro del loro progetto la costruzione di un’alleanza con ampi settori della borghesia, i processi elettorali e la gestione del capitalismo brasiliano.
È necessario dare continuità alle mobilitazioni e continua a essere indispensabile l’unità nella lotta, per questo è fondamentale lo sforzo per continuare a costruire azioni unitarie. È vergognosa la posizione assunta da certi dirigenti, come ad esempio il vicepresidente nazionale del Pt (il Partito dei lavoratori di Lula e Dilma, ndt), Washington Quaquá, che ha attaccato l’organizzazione delle manifestazioni, facendo appello sui mezzi di comunicazione a non andare alle iniziative. Similmente, le direzioni delle principali confederazioni sindacali, come Força Sindical e la Cut, di vari Stati del Brasile in generale non hanno dato importanza alla mobilitazione della loro base.
Un altro episodio che non può restare impunito è la brutale repressione da parte della polizia militare voluta dal governatore Paulo Câmara (PSB, Partito socialista del Brasile, un partito riformista) a Recife, il cui vice è del PCdB (Partito comunista del Brasile, un partito stalinista, ndt). In questo Stato anche il Pt ha fatto appello alla base a rispettare la decisione arbitraria della Procura federale brasiliana che ha proibito la manifestazione e ha sconvocato il 29M in quello Stato (Pernambuco).

 

 

Rafforzare il movimento, costruire uno sciopero generale a difesa della salute!

L’adesione di settori dirigenti dei partiti dell’opposizione parlamentare alle manifestazioni del 29M non significa un cambiamento della loro politica attendista centrata sulle elezioni del 2022. Ma le voci che si sentivano nelle strade quel giorno hanno mostrato che quella politica equivale ad accettare una tragedia annunciata. Finché Bolsonaro sarà al potere si assisterà a un aggravarsi del genocidio e avrà anche il tempo e le condizioni per rafforzare il suo progetto di dittatura, organizzando la sua base di milizie e forze paramilitari e guadagnando ulteriori settori delle forze armate e della polizia militare.
Ora che Bolsonaro è debole è il momento di approfondire la lotta, in forma unitaria, per dare continuità alle mobilitazioni e preparare uno sciopero generale a difesa della salute (proclamando lo sciopero in tutti i settori non essenziali): quest’ultimo è il mezzo più efficace per dare battaglia al governo e al grande capitale che lo sostiene, accentuando l’isolamento di Bolsonaro fino a cacciare quella banda di genocidi e squadristi accampata nel palazzo del governo.
È fondamentale mantener l’unità d’azione delle organizzazioni e preparare nuove manifestazioni ma, allo stesso tempo, assume sempre più importanza l’auto-organizzazione dal basso dei lavoratori, dei giovani delle periferie, ecc.

 

Un programma per lottare contro il genocidio e la crisi sociale

L’urgenza ora è cacciare Bolsonaro e Mourão (un militare e massone vicepreseidente del Brasile, ndt). E per questo è necessario unire tutti quelli che sono disponibili a lottare per questo obiettivo. Ma, oltre a questo, abbiamo anche bisogno di discutere un progetto di Paese che risolva tutti i problemi che da tempo attanagliano il Brasile, problemi che sono stati approfonditi dalla pandemia e da questo governo. Abbiamo bisogno di vaccini per tutti subito (con l’abolizione dei brevetti dei vaccini), di un sussidio di emergenza di almeno 600 R$ finché ci sarà la pandemia (sussidio che, in ogni caso, non dovrebbe essere inferiore al salario minimo), di garanzie di stabilità per il posto di lavoro e di difendere tutti i diritti. Ma non solo questo: abbiamo necessità anche di risolvere il problema della disoccupazione, della carestia, della fame, della casa, del genocidio dei giovani neri e delle popolazioni indigene e che abbiano termine la devastazione dell’ambiente e la soggezione del Paese alla rapina dei capitali e degli speculatori internazionali.
E c’è un solo modo per attuare tutto ciò: serve un progetto della classe lavoratrice, che attacchi i banchieri, i grandi imprenditori e i miliardari che si arricchiscono sempre più sulla nostra morte e sulla nostra miseria. Un programma che imponga: l’abolizione dei brevetti dei vaccini, la sospensione del pagamento del truffaldino debito pubblico ai banchieri; la tassazione al 40% delle proprietà dei 65 miliardari del Paese; la nazionalizzazione delle imprese statali privatizzate; la statalizzazione della sanità privata e delle banche, garantendo così un reale rafforzamento del Sistema sanitario nazionale (Sistema Único de Salud, Sus); la stabilità del posto di lavoro con la riduzione della giornata lavorativa a parità di salario; la revoca della riforma del lavoro e delle pensioni; contratti regolari per i riders e per tutti i lavoratori; assegnazione e regolarizzazione delle terre degli indigeni e dei quilombolas (le comunità auto-organizzate dei neri e degli indigeni, ndt); un piano di opere pubbliche con la creazione di nuovi posti di lavoro per garantire a tutti l’insegnamento di base, case popolari, ospedali, scuole. Un programma che garantisca aiuti, sussidi e esenzioni dalle tasse per le piccole imprese, che sono quelle che garantiscono la maggioranza dei posti di lavoro in questo Paese. Un programma che ponga fine ai tagli all’educazione e aumenti gli investimenti nelle scuole, dall’insegnamento di base a quello universitario, incluso il settore della ricerca. Un programma che si opponga ai grandi impresari delle miniere e agli esportatori di legname e che difenda le popolazioni indigene, massacrate dal governo Bolsonaro. Un programma che interrompa il genocidio dei giovani neri e che garantisca i diritti degli Lgbt e delle donne.
Tutto ciò sarà possibile solo ponendo fine al potere dei banchieri, smettendo di pagare il debito pubblico, ponendo le grandi multinazionali sotto il controllo dei lavoratori, nazionalizzando le imprese che sono state privatizzate, interrompendo i processi di privatizzazione in corso (Eletrobrás e Petrobrás, le grandi imprese brasiliane dell’energia e del petrolio, ndt). Spendiamo ogni giorno sempre di più per l’energia, il combustibile e il gas per arricchire una manciata di mega-investitori stranieri: un esempio del becero servilismo di questo governo lacchè dell’imperialismo.
Infine, abbiamo bisogno nella lotta di discutere un nuovo modello di società, perché il capitalismo ci offre solo morte, fame e disoccupazione. Abbiamo bisogno di una nuova forma di società, dove le ricchezze prodotte dai lavoratori non siano derubate da un pugno di miliardari che si arricchiscono mentre noi moriamo di fame e di malattia. Abbiamo bisogno di una società socialista.
Per questo, abbiamo bisogno di costruire un’alternativa politica, un polo proletario e socialista che difenda l’indipendenza della classe lavoratrice dalla borghesia, per lottare per un’altra società, per una rivoluzione sociale.

 

(1) I promotori delle manifestazioni non hanno in alcun modo voluto creare una contrapposizione tra le iniziative sui social od online (zoom, etc) con queste manifestazioni di piazza. Anzi, la gran parte di coloro che sono scesi in piazza il 29 maggio ha voluto sottolineare la continuità con le iniziative organizzate online. Il Brasile è uno dei Paesi in cui la pandemia miete più vittime e l’utilizzo dei social e delle riunioni online è prezioso per mantenere viva l’opposizione al governo genocida di Bolsonaro. Questa precisazione è doverosa dato che il Manifesto ha titolato l’articolo di prima pagina sulle mobilitazioni in Brasile con un ambiguo «Basta zoom, fora Bolso è in piazza», quasi a significare che il ricorso alle iniziative online sia qualche cosa da esorcizzare. La cosa non ci stupisce visto che il Manifesto, oltre ad aver promosso campagne a difesa del governo Conte, ha sempre minimizzato i rischi della pandemia: bisognerebbe ricordare alla redazione che in Brasile muoiono di covid migliaia di persone ogni giorno, che nelle metropoli bus e metropolitane sono sempre strapieni e, quindi, organizzarsi su zoom significa spesso tutelare le vite degli attivisti (ndt).

 

(Traduzione di Fabiana Stefanoni)

 

 

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