Partito di Alternativa Comunista

Abbattere il capitalismo per abbattere l’omotransfobia!

Abbattere il capitalismo per abbattere l’omotransfobia!

Ddl Zan: la nostra posizione

 

 

 

A cura della redazione web

 

 

 

 

Torna in discussione il disegno di legge Zan (prende il nome dal deputato del Pd che lo ha presentato) che contiene «Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità», e che mira ad estendere la legge Reale-Mancino dall’ambito del razzismo a quello dell’omotransfobia per poter punire con il carcere - con pene variabili a seconda delle diverse situazioni - chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione o violenti per motivi «fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere».
Il testo della legge prevede la creazione di centri antidiscriminazione e di case rifugio per dare riparo e sostegno alle vittime, sull'esempio di quanto fatto per difendere le donne vittime di violenza. Viene anche sancita l'istituzione il 17 maggio di ogni anno della giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, con l'obiettivo di «Promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere, in attuazione dei principi di uguaglianza e di pari dignità sanciti dalla costituzione». Viene anche prevista una rilevazione statistica e, con cadenza triennale, elaborazione di una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni.

 

Le vere ragioni del Pd e dei settori della borghesia che lo sostengono

Dopo la prima approvazione alla Camera, il disegno di legge è rimasto «nel cassetto» in attesa del secondo passaggio al Senato. Per sollecitare l'avvio della discussione istituzionale è nata una campagna social dalla quale è scaturito un vivacissimo ed esteso dibattito nel quale si sono delineate posizioni ben precise, tra un deciso fronte del no e un fronte del sì articolato in quanti vorrebbero l'approvazione immediata del testo così come presentato, e quanti vorrebbero modificarlo prima dell'approvazione.
Tra coloro che sostengono l'immediata approvazione del testo si sono schierati Pd e M5s, che si sono eretti a paladini dei diritti civili della comunità lgbt, riproducendo così un atteggiamento negli ultimi anni molto comune, non solo nella cosiddetta sinistra ma in molti settori della borghesia, ossia quello di sventolare ipocritamente la bandiera dei diritti civili di settori oppressi della società civile.
Non possiamo però coltivare alcuna illusione verso questi personaggi che oggi denunciano la necessità di un intervento legislativo per far fronte all'aumento della discriminazione verso la comunità lgbt, cercando di nascondere il fatto che tale aumento si è determinato per la loro stessa azione politica. Durante l’emergenza Covid, ad esempio, il necessario isolamento in famiglia che spesso costituisce la più importante forma di oppressione, la chiusura dei servizi di ascolto presso le scuole o i consultori, l’interruzione di tutte le terapie ritenute non essenziali, hanno contribuito ad un aumento dei casi di omofobia e transfobia: non possiamo dimenticare che su questi aspetti non c’è stata non solo un’azione ma nemmeno parole per richiamare l’attenzione, parole che invece si sprecano oggi.
Non possiamo coltivare alcuna illusione verso questi personaggi che, mentre si battono per il ddl Zan, collaborano con dittature che impiccano o decapitano gay e lesbiche, sottoscrivono accordi con regimi o governi che attuano una dura repressione contro la comunità lgbt in più parti del pianeta oppure avallano politiche imperialiste alla luce di una maggiore apertura verso la comunità lgbt (esemplare il caso di Israele considerato il Paese mediorientale con la legislazione più avanzata sui diritti lgbt, ma non condannato per la violazione dei diritti civili dei palestinesi).

 

Difendere il Ddl Zan… per difendere Draghi

La campagna avviata da Pd e M5s a favore dell’approvazione del ddl Zan ha ben altri scopi che la tutela dei diritti civili delle categorie oppresse. Il Pd, il M5s e settori di Leu in questo momento sono al governo con partiti razzisti, omofobi, maschilisti e xenofobi, come la Lega di Salvini e Forza Italia di Berlusconi e Brunetta. Il governo Draghi si prospetta come uno dei peggiori governi borghesi degli ultimi anni e le prime misure - dall’esaltazione del «ruolo umanitario» della Libia agli attacchi al pubblico impiego fino al «liberi tutti» in piena pandemia - lo confermano. Risulta difficile a forze politiche come il Pd e Leu, che in passato hanno costruito campagne mediatiche contro Salvini, far digerire al loro elettorato questo governo. In un momento in cui il loro consenso elettorale sta scemando e nel timore di perdere il proprio peso all'interno delle istituzioni borghesi, cercano di attrarre l'elettorato creando l'illusione che sia possibile, tramite la loro azione, risolvere questa, come altre forme di disuguaglianza e di oppressione. Il fine ultimo non è la tutela dei più deboli, siano essi donne, giovani, immigrati o lgbt, ma la conservazione di un sistema del quale essi stessi sono parte attiva. Sono campagne che si possono avviare a prescindere dai reali benefici che possono apportare (altre infatti sarebbero le vie da percorrere), perché secondo la legge del capitale il beneficio è superiore al danno ed eventualmente in caso di sconfitta è possibile incolpare le destre o i settori conservatori e reazionari. 

 

Il riformismo si accoda

Il Pd è uno dei principali partiti della borghesia italiana (con un legame organico con grandi banche e grandi multinazionali) e, per questo, controlla anche ampi settori delle comunicazioni di massa: non è un caso che a questa campagna per il ddl Zan si stiano unendo molti rappresentanti del mondo della televisione, dello spettacolo, del cinema.
Poco interessa al Pd (e alla borghesia italiana a cui è legato) che ci siano le condizioni per approvare o meno il ddl Zan: ciò che conta è fingere di poter stare all’interno di un governo reazionario, come è il governo Draghi, e al contempo svolgere un ruolo «progressista». Ma il capitalismo, nella sua fase di decadenza, non è in grado di svolgere nessun ruolo progressivo, nemmeno sul terreno dei diritti civili: lo dimostra proprio la drammatica diffusione di ideologie e comportamenti razzisti, xenofobi, omotransfobici, maschilisti.
Va aggiunto che si stanno accodando acriticamente alla propaganda del Pd anche settori riformisti e di movimento. Il riformismo è il migliore alleato del capitalismo perché creando l'illusione che questo sistema si possa in qualche misura correggere o riformare, in realtà cerca di disinnescare un terreno di possibile esplosione sociale, includendo quello che riesce nel sistema, mentre nello stesso tempo porta avanti politiche xenofobe, antioperaie, austerità selvaggia e taglio di servizi fondamentali.
Questo agire politico ha trovato il proprio fondamento ideologico in diverse teorie post moderniste nate dal dibattito avviatosi in ambito accademico attorno alla questione dell’identità di genere a partire dagli anni Ottanta e Novanta. Senza entrare nel merito di ciascuna poiché sono veramente numerose, è possibile tuttavia rintracciarvi un elemento comune, la soggettività della soluzione al problema dell’oppressione ossia la dimensione della fuoriuscita individuale sulla scorta non solo della teorizzazione ma anche sulla base di vicende concrete: ad esempio è possibile diventare presidente degli Stati Uniti per un nero, capo di una multinazionale per una donna, star della televisione per un trans, ecc..
L’oppressione, o meglio un singolo e particolare aspetto dell’oppressione, diventa una entità, da cui tutto dipende, talmente astratta che non si intravedono possibilità di cambiamento; la sola forma di sovversione consentita è allora quella soggettiva attraverso la quale ognuno può inventare la propria soluzione, senza cambiare assolutamente nulla al di fuori della coscienza individuale. La classe dominante non è assolutamente spaventata da queste teorie, anzi ne ha compreso la portata inclusiva nel sistema e perciò le utilizza come base per il proprio disegno politico. Perché contengono quel pericolo illusorio che evita l’esplosione sociale, come dicevamo prima: nascondendo le cause reali dell’oppressione, ci offuscano con le nostre differenze e ci impediscono di dare una vera risposta al problema.
Stiamo assistendo negli ultimi anni ad una ripresa della lotta, in particolare contro l’oppressione di genere e le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, che ha assunto un carattere di massa in molti Paesi. Episodi significativi e con un elevato potenziale rivoluzionario contro un sistema che costringe a lottare ogni giorno per far quadrare i conti a fine mese, che si arroga il diritto di dire cosa fare nella vita privata, con chi avere o no una relazione affettiva o sessuale, se si abbia o meno l’autorizzazione a crescere un figlio, e che, nel caso di allontanamento dal canone della cosiddetta «famiglia tradizionale», costringe in un ghetto sociale e legislativo. Tuttavia, questa cosciente azione per imbrigliare questi episodi in una concezione esclusivamente culturale e per limitarne gli obiettivi ad alcune concessioni compatibili col normale funzionamento del capitalismo, ha spesso spento il potenziale rivoluzionario di queste azioni di massa.

 

La centralità della lotta alle oppressioni per i comunisti

Se gran parte della sinistra riformista sta capitolando sostenendo una legge funzionale solo ai giochi politici, ci sono tuttavia settori «comunisti» (in realtà stalinisti) che stanno attaccando il ddl Zan sostenendo posizioni completamente errate. Affermano, ad esempio, che i comunisti non dovrebbero interessarsi dei diritti civili e democratici, ma solo di questioni economiche e del problema dello sfruttamento del lavoro.
Noi, al contrario, riteniamo che le battaglie contro le discriminazioni di genere e xenofobe debbano essere al centro dell’azione dei comunisti. La classe lavoratrice è attraversata e divisa da queste oppressioni: nella nostra classe ci sono donne, lgbt, immigrati e figli di immigrati. È per questo che è fondamentale porre al centro del nostro programma la difesa dei diritti di questi settori. Non possiamo unire la nostra classe né, quindi, abbattere il capitalismo se non lottiamo contro le oppressioni che la dividono.
Al contempo sappiamo, però, che non ci sarà mai, in questo sistema economico e sociale (soprattutto in questa fase di profonda decadenza), la possibilità di contrastare radicalmente l’oppressione di genere. Non dobbiamo dimenticare in quale sistema stiamo vivendo e da che parte siamo nella lotta di classe: l’oppressione non è la stessa per proletari e borghesi, la lotta di liberazione della donna, quando mette in discussione i privilegi della classe dominante, produce una spaccatura di classe da cui le donne borghesi si sfilano perché devono difendere i loro privilegi materiali di classe, pur restando sottoposte al marito nelle mura domestiche; così accade nel movimento lgbt o nel movimento dei migranti quando si entra nel terreno della lotta economica (casa, lavoro, sanità).
C’è una sola strada che possiamo percorrere per poter garantire davvero l’uguaglianza di genere e il rispetto dei diritti degli lgbt: è la strada della lotta di classe fino al rovesciamento del capitalismo.
Non basta una legge in cui si dice che lo Stato si impegna a contrastare e punire l’omotransfobia: sappiamo bene che le leggi nello Stato borghese restano carta straccia (pensiamo alla stessa Costituzione italiana) se non vengono accompagnate da politiche di supporto materiale ai soggetti oppressi. Per difendere davvero i diritti degli lgbt e dei trans è necessario garantire loro un lavoro, un reddito, una casa, la possibilità di usufruire gratuitamente di trattamenti medici e assistenza psicologica. Tutto questo non avverrà mai nel capitalismo.
È perciò importante dotare questa come altre lotte di un punto di vista di classe, legando la lotta contro l’oppressione e per i pieni diritti civili a quella generale per una vita dignitosa e libera dall’oppressione economica e sociale. È altrettanto importante che l’intera classe lavoratrice faccia propria la battaglia contro le oppressioni, superando ogni separazione e non dimenticando che tra le proprie fila ci sono uomini e donne, giovani e anziani, bianchi e neri, etero, omosessuali, lesbiche, ecc. Ogni volta che compiamo un atto di maschilismo, di omotransfobia, di razzismo non facciamo che porci dalla parte degli sfruttatori, impedendo quell’unità di classe che è la sola arma verso un futuro migliore per l’umanità, in cui mancando le basi economiche e materiali, scompariranno oppressioni e sfruttamento, in cui ciascuno di noi potrà vivere in libertà «ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni».

 

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