Partito di Alternativa Comunista

Morti sul lavoro tra infortuni e covid-19

Morti sul lavoro tra infortuni e covid-19.

Un bilancio tragico del capitalismo

 

 

di Massimiliano Dancelli

 

 

Quando mi hanno commissionato questo articolo, mi è stato chiesto di fare un bilancio del capitalismo rispetto alla questione dei morti sul lavoro e per la pandemia da Covid-19. Bene, cioè male! Il bilancio è assolutamente catastrofico, negli anni 20 del secolo XXI ancora i figli dei lavoratori non hanno la certezza assoluta di rivedere la propria madre o il proprio padre tornare a casa la sera sani e salvi.

 

Luana: una dei tanti

Il caso di Luana D’Orazio ha fatto giustamente molto scalpore perché si trattava di una giovane madre, ma è solo uno dei 185 morti sul lavoro registrati nei primi tre mesi di quest’anno, che si aggiungono ai 1270 dello scorso anno: una media di tre lavoratori al giorno. In Italia sono 17.000 le vittime negli ultimi 10 anni (1) e oltre 600.000 gli infortuni permanenti. Nel mondo ogni secondo 153 lavoratori hanno un infortunio sul lavoro e 2.300.000 perdono la vita ogni anno (6300 al giorno) (2). A questi dati, già di per sé tragici, vanno aggiunti 160 milioni di persone che hanno perso la vita a causa delle malattie professionali (il dato è probabilmente sottostimato, non essendo sempre riconosciuta la malattia professionale) (3). Siamo di fronte a dati che fanno rabbrividire, numeri che sono persino peggiori di quelli della pandemia e che possono essere paragonati al bilancio di una guerra. Di fatto si continua a morire come cinquant’anni fa, nonostante siano molti i miglioramenti normativi portati alla legislazione sulla «sicurezza» nei posti di lavoro.

 

Omicidi, non «morti bianche»

La nomenclatura definisce le morti di questi lavoratori e lavoratrici «morti bianche», ritenendole fatti fortuiti e accidentali. La dinamica con cui questi infortuni però avvengono, ci rendono propensi a classificarli con un termine più appropriato: omicidio! Luana è morta perché il padrone della fabbrica dove lavorava per pochi spiccioli al mese aveva permesso la disattivazione delle barriere di protezione invisibili (fotocellule) sul pericolosissimo macchinario dove lei operava (tra l’altro senza avere la necessaria formazione). Ma perché il padrone di Luana ha permesso la disattivazione delle barriere protettive? E perché ha permesso a un’apprendista di manovrare da sola un macchinario così complesso e pericoloso? Semplice, perché Luana costava meno di un operaio specializzato e perché senza barriere la macchina correva veloce, sfornando più tessuto nell’arco della giornata.
In poche parole solo l’avidità del padrone è stata la causa della morte di Luana: non si è mai preoccupato dell’incolumità della sua dipendente ed è per questo che ci sembra più corretto parlare di omicidio. Si riscontra una responsabilità diretta del padrone nella stragrande maggioranza delle morti sul posto di lavoro. La legislazione codificata per prevenire gli infortuni mortali è abbastanza importante e completa, ma i padroni, per risparmiare, protetti da uno Stato che risponde ai loro interessi, riescono a eludere l’applicazione di queste norme. Ai primi posti tra le cause principali di infortunio sul lavoro troviamo la mancanza di protezioni idonee sui macchinari - che vengono manomesse per aumentare la produzione - e il continuo aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro che fanno perdere lucidità e concentrazione ai lavoratori.
Il profitto personale viene sempre messo al primo posto dal padrone e questo lo abbiamo visto bene durante la pandemia di Covid-19. I padroni hanno spinto fin dal primo giorno perché le fabbriche non venissero chiuse. Hanno, con il sostegno di quasi tutti i massimi dirigenti sindacali, millantato che fosse possibile lavorare in «sicurezza», con la falsa pretesa di ridurre al minimo i contagi all’interno degli stabilimenti e degli uffici. Il corteo di camion militari carichi di bare che attraversò la provincia di Bergamo la scorsa primavera racconta invece tutt’altra storia, una storia di morte che ha coinvolto anche i familiari più fragili dei lavoratori, che sono stati costretti a lavorare durante questa emergenza, peraltro non ancora finita. Le stesse malattie professionali hanno come unico responsabile il padrone che non si cura minimamente di investire dei soldi per creare un ambiente di lavoro sano. Inoltre, alle patologie legate in modo diretto al luogo di lavoro, si devono aggiungere le decine di migliaia di morti e ammalati gravi che ogni anno subiscono gli effetti dello sfruttamento forsennato del territorio e dell’inquinamento di falde acquifere e aria da parte dei siti produttivi, come mostra da decenni il caso emblematico dell’Ilva di Taranto. In conclusione, quando si è in presenza di un movente, il profitto, e di un responsabile chiaro, il padrone, non si può parlare di morti accidentali, ma di omicidio.

 

Rivoluzione, unica soluzione

Nel 2021 può sembrare assurdo non avere la certezza di tornare vivi la sera dopo aver svolto il proprio lavoro, eppure, per i pilastri su cui poggia questo sistema, il sistema capitalista, la cosa non ci stupisce. Anche se esistono leggi e obblighi che dovrebbero tutelare la salute dei lavoratori, finché questi entreranno in conflitto col guadagno personale dei padroni non possiamo illuderci di una loro reale applicazione. Anche quando viene riconosciuta la responsabilità del padrone, quest’ultimo se la cava sempre con qualche migliaio di euro di multa e un risarcimento per la famiglia della vittima: ma queste somme saranno sempre minori rispetto al costo necessario per mettere in sicurezza la fabbrica o il cantiere.
Solo l’abbattimento di questo sistema, attraverso una rivoluzione delle masse, potrà garantire la reale applicazione delle norme per prevenire gli infortuni e porre finalmente fine a questa carneficina. Tuttavia fin da subito dobbiamo esigere la reale sicurezza nei luoghi di lavoro. Dobbiamo mobilitarci per rivendicare queste misure dai padroni, non possiamo restare passivi e lasciarci ammazzare. Riteniamo infatti insufficienti le parate sotto le prefetture svolte il 31 maggio scorso dalle direzioni di Cgil, Cisl e Uil, che a parole fanno le barricate sulla sicurezza e poi firmano protocolli come quelli della pandemia e sottoscrivono continuamente accordi a perdere per i lavoratori anche rispetto a questo tema importante. La salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici deve diventare più importante del profitto di pochi avidi individui. Gli impianti inquinanti e pericolosi vanno espropriati e posti sotto il controllo dei lavoratori. Durante le emergenze sanitarie, tutte le attività non veramente essenziali vanno chiuse, garantendo un reddito dignitoso a tutti i lavoratori. I padroni che uccidono o che non fanno niente per evitare queste morti, vanno puniti proporzionalmente.

Basta morti sul lavoro!

Basta morti per malattia e inquinamento!

Sciopero generale ora!

 

Note:

1) https://ilmanifesto.it/il-lavoro-e-una-strage-17mila-morti-negli-ultimi-dieci-anni/

2) https://www.ilo.org/rome/approfondimenti/WCMS_579541/lang--it/index.htm

3) https://it.wikipedia.org/wiki/Caduti_del_lavoro

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